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Il 2020 sta lentamente terminando. È stato un anno difficile perché abbiamo affrontato una pandemia alla quale il mondo non era preparato. Abbiamo dovuto imparare tutto sul coronavirus, anche su come combatterlo. Ci siamo ripetutamente convinti che siamo deboli e indifesi contro questo nemico invisibile. Il virus SARS-Cov-2 non ha attaccato solo il nostro corpo, ma ha anche toccato la nostra psiche e messo alla prova il nostro spirito. Ha contagiato la vita sociale ed economica di quasi tutti i paesi. Solo 11 su 194 paesi del mondo sarebbero indenni dal coronavirus. La maggior parte di loro sono isole nell'Oceano Pacifico.

Anche se quest'anno si sta concludendo non è ancora giunto il momento di fare il bilancio circa gli effetti della pandemia. La mobilitazione mondiale continua e noi, armati di vaccino, passiamo dalla difesa all'offensiva. Speriamo di vincere. Ricordando le parole del nostro Fondatore – chiaramente all’interno di questo contesto – «il nostro primo lavoro è la santificazione, poi viene l'apostolato» (Vademecum n. 681), vorrei proporre due riflessioni sulla realtà che stiamo vivendo.

Per la formazione personale

Il Beato Alberione non ha ignorato le malattie delle sue figlie e dei suoi figli spirituali, ma ha cercato di mostrare l’importanza di esse per la crescita personale. In una delle conferenze indirizzate alle Figlie di San Paolo, così si è espresso: «Se domandate al malato: Vuoi guarire? Egli subito risponde: Lo desidero tanto! Però il Signore non guarisce sempre. Le malattie sono le ancelle della morte e, siccome tutti dobbiamo morire, è necessario che tutti passiamo per le malattie. Può ammalarsi prima lo stomaco o prima gli occhi; il polmone o il fegato; preavvisi di morte. Non aspettiamo ad accettare la morte all'ultima malattia. Accettiamo le piccole infermità come avvisi del cielo: “Sei polvere e tornerai in polvere”. Se una parte del nostro organismo si indebolisce: l'occhio, l'udito, il cuore, ricordiamo: “Memento mori!”. Accettiamo questa graduale distruzione del nostro essere in spirito di sottomissione alla divina volontà. Questi piccoli mali sono misericordia perché sono ammonimento: non è stabile la dimora quaggiù, preparati ad entrare nella casa della tua eternità. Dio solo conta; i beni spirituali, i meriti si devono cercare. La robustezza, l'ingegno, la salute, la bellezza, la stima degli uomini, tutto finirà sotto quattro palate di terra. Invece le opere buone vanno alle porte dell'eternità ad attenderci, per accompagnarci al premio. I piccoli mali sono come angeli precursori di Gesù, nostro premio e felicità eterna» (Alle Figlie di San Paolo 1946, pag. 340).

Per l’apostolato

Tra le conseguenze della pandemia che affrontiamo costantemente possiamo menzionare la paura di perdere qualcuno a noi caro o la nostra stessa vita, la mancanza di senso di sicurezza, la paura delle persone per la possibilità di essere infettati, la crescente frustrazione, la perdita del lavoro, il deterioramento delle condizioni di vita, la perdita di speranza, l’indebolimento della fede, la disgregazione delle comunità parrocchiali, l’allentamento del rapporto con la Chiesa, l’abbandono della vita sacramentale, ecc. In risposta a questi effetti sono sorte molte nuove iniziative pastorali o si sono sostenute con maggiore intensità opere esistenti, soprattutto su internet. Certamente, questo modo di esprimere il nostro ministero apostolico deve essere continuato e ulteriormente sviluppato.

Lasciamo che il pensiero del Fondatore ci ispiri in questo nostro lavoro, lui che a suo tempo dovette affrontare un'epidemia pericolosa per le anime umane, causata principalmente dalla cattiva stampa: «Un ambiente d'epidemia irreligiosa e immorale e perniciosamente antisociale ha creato e nutrito la stampa perversa. Le anime si rovinano. Anche dalle parrocchie più remote e montane, i parroci scrivono accasciati, e ricorrono alla biblioteca e al bollettino. Sentono il nemico: comprendono i buoni affetti d'una stampa buona, che esca dal cuore del Divin Maestro, che sia piena della sua grazia: è l'ora della stampa: l'ora della stampa cattiva che fa scempio d'ogni cosa buona: è l'ora della stampa buona che difende le anime, e che conquista i cuori a Dio» (Unione cooperatori buona stampa 1925, 20 Febbraio 1925 [N. 2], pag. 3).

Per terminare…

Dio non ci ha condannati a sopravvivere a una pandemia, ma ci ha affidato questo momento perché diventi il tempo opportuno della nostra santificazione e «occasione di dare la testimonianza» (Lc 21,13).