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Abbiamo chiuso un anno e ci avviamo a viverne uno nuovo, nella speranza che ci porti novità nelle nostra vita sociale e congregazionale. La reazione che abbiamo in questo passaggio è quella di voler dimenticare, cancellare quanto l’anno 2020 ci ha fatto vivere e soffrire. Se psicologicamente parlando è comprensibile un tale stato d’animo, non lo è a livello di vita vissuta, perché le ferite del passato ce le portiamo con noi e non le possiamo cancellare. Oserei dire che, non le dobbiamo cancellare, perché una vita nuova può nascere solo se abbiamo memoria di quello che abbiamo sperimentato e su questo innestare un nuovo percorso che ci faccia guardare e sperare in un futuro migliore. Si dice che la storia è maestra di vita ed è per questo che non dobbiamo dimenticare la memoria del nostro passato, perché essa ci aiuta a vivere meglio il presente. Papa Francesco ci ricorda che “La cosa peggiore di una crisi è sprecare la crisi” e la si spreca quando vogliamo ignorare ciò che questa crisi ha prodotto a livello personale, sociale, congregazionale.

Vorrei ampliare il discorso su “il fare memoria della propria storia”, non applicato ad un singolo evento o ad una singola persona, ma applicato a una Congregazione intera, ad una Provincia, ad una Regione, ad una Comunità, ad un Istituto. La domanda che mi sorge è la seguente: come Paolini coltiviamo, diamo importanza e dedichiamo risorse alla storia della nostra Congregazione, della nostra Provincia/Regione, della nostra Comunità, del nostro Istituto Aggregato? Dalla visione che ho, dal mio osservatorio in Casa Generalizia, noto, per esempio, che vengono poco curati e organizzati gli archivi. Tutto quello che i nostri confratelli o i governi hanno prodotto negli anni passati è sparso in tante cartelle o scatole, quando ci sono! D’altra parte i confratelli della prima ora, un po’ alla volta, ci stanno lasciando e portano con sé la memoria storica della nostra congregazione, senza lasciare documentazione o, se la lasciano, rimane chiusa nei cassetti.

Si assiste ad una frantumazione e dispersione di documentazione e di “storie” posti in tanti siti o scatole non utilizzabili e il più delle volte scompaiono con la stessa persona. Ciò è reso più evidente oggi, in un’epoca digitale, quando molta documentazione è “nascosta” nei propri computer. Bisognerà sviluppare la sensibilità di “raccolta fruibile” in un unico centro che può essere la Segreteria Generale, provinciale o di comunità di tutto il materiale che si ritiene utile per la storia della SSP. Il ministero di servizio che ogni confratello svolge a favore della Congregazione non è proprietà personale e la memoria di questo servizio, se ben archiviata e organizzata, va messa a disposizione dei fratelli e di quelli che verranno.

Tutto questo produce quello che nella Chiesa viene chiamata “la Tradizione”, intesa non come qualcosa di statico, ma come il cammino e lo sviluppo di pensiero e di azione del nostro carisma nelle sue varie manifestazioni di servizio.

Il fatto poi di mantenere viva la memoria storica evita un altro grande rischio: quello di ricominciare sempre tutto daccapo nei vari ministeri di servizio e di governo. E questo capita soprattutto quando ci sono i cambi e gli avvicendamenti: quando cambia un governo generale, un superiore provinciale col suo governo, un Delegato degli Istituti Aggregati … Un esempio mi è capitato proprio in questi giorni. Dopo un sondaggio fatto con i Delegati degli Istituti Aggregati, ho messo mano ad una bozza di Linee generali per un Iter formativo degli Istituti. Grazie alla documentazione fattami pervenire da un confratello ho scoperto che gli Istituti Aggregati già dal 2001 avevano elaborato un iter formativo. E’ vero che i tempi sono cambiati, ma è importante fare tesoro e partire da ciò che già esiste nella nostra storia e protendersi in avanti.

Un ultimo elemento che gioca a favore del coltivare e mantenere viva la memoria storica è che nella Congregazione si crea una continuità di sviluppo carismatico, pur nella diversità dei tempi. Inoltre, mantenendo tale memoria, quando intervengono dei cambiamenti strutturali nella Congregazione, se ne comprende le ragioni che li hanno determinati.

L’invito rivolto a tutti i confratelli, a tutti i Superiori e loro Consigli, a tutti i Delegati degli Istituti Aggregati è di investire risorse, tempo e intelligenza per lasciare memoria viva e fruibile della nostra storia carismatica registrata, a chi verrà dopo di noi, così come è avvenuto nella Chiesa, che ha mantenuto viva e operante la Storia della salvezza.

 

* Don Vito Fracchiolla, Vicario generale