28
Tue, Sep

Typography

 

 

Benvenuti, cari Fratelli, in questa casa destinata tutta alla riconciliazione e santificazione delle nostre anime; al ripensamento ed aggiornamento dei ministeri e degli apostolati. È dono preziosissimo, tra i tanti preziosi doni da Gesù Maestro concessi alla Famiglia Paolina; e non solo alla Famiglia Paolina!”.

Con queste emotive parole riceveva il beato Giacomo Alberione, nel 1960, il gruppo dei primi paolini convocati da tutto il mondo per un mese di riflessione e aggiornamento. Il Governo generale ha voluto ripristinare la finalità della Casa Divin Maestro, dopo l’obbligata pausa occasionata dalla pandemia del covid19.

Oltre alla testimonianza di santità, il fondatore dalla Famiglia Paolina ha lasciato due preziose eredità: la prima, ben descritta da san Paolo VI nel 1959: “Ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore e ampiezza al suo apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità e delle possibilità della sua missione nel mondo moderno e con i mezzi moderni”. La seconda, meno conosciuta, la spiritualità paolina, che è la spiritualità per il nostro tempo.

Sicuramente c’è ancora tanto da approfondire, ma è evidente che, in buona misura, la prima eredità è stata accolta nella Chiesa, soprattutto a partire dal concilio Vaticano II. Non così la seconda: la spiritualità paolina. In genere ogni secolo ha avuto un profeta cha ha dato risposta spirituale ai bisogni del proprio tempo. Pensiamo solo a san Francesco, che ha offerto alla Chiesa del suo tempo la spiritualità di cui aveva tanto bisogno.

Forse anche all’interno della stessa Famiglia Paolina, ma soprattutto fuori, c’è una grande mancanza di conoscenza della spiritualità paolina, nonostante sia la spiritualità propria per il nostro tempo, la spiritualità che risponde alla cultura della comunicazione.

L’utilizzo dei mezzi moderni sono ormai adoperati da tutti gli evangelizzatori (e molti lo fanno meglio di noi). Ma la spiritualità propria del nostro tempo non è ancora entrata nella Chiesa: la cultura della comunicazione è ancora senza la spiritualità adeguata. E noi, che l’abbiamo ricevuta dal Fondatore, non abbiamo il diritto di nasconderla come se fosse un bene privato, ma abbiamo l’obbligo di darla alla Chiesa.

Certo: si devono cercare i modi concreti per offrire questo servizio alla Chiesa e per far conoscere e esperimentare il metodo “via-verità e vita”. Sarebbe ideale arrivare a offrire anche noi – come fanno i gesuiti con i corsi di esercizi ignaziani – corsi di esercizi spirituali secondo la proposta del beato Giacomo Alberione.

È un motivo di gioia e gratitudine l’entusiasta accoglienza dell’iniziativa da parte della diocesi di Albano, nella persona del Vicario episcopale per la Vita consacrata, mons. Gian Franco Poli. Nell’impegno di “favorire il dialogo tra chiesa locale e comunità religiose nello spirito di un’effettiva comunione ecclesiale, nel rispetto dei singoli carismi e nella logica della sinodalità”, ha inviato una lettera a tutti i consacrati della Diocesi, affermando che questa iniziativa “rientra a pieno titolo nella pastorale generativa che il Vescovo Macello ci ha spesso ricordato, a noi tutti: “fare della cura la via nuova, la prospettiva da cui ri-partire”.

Insomma, un’iniziativa bella e carica di speranza. Il Divin Maestro la benedica y la porti a compimento con frutti abbondanti.

***

Per conoscere di più la Casa Divin Maestro, qui l’#incontropaolino dedicato a questo tema: