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Jeu, Déc

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Cent’anni fa, il 5 ottobre 1921, don Giacomo Alberione, don Timoteo Giaccardo e i primi 12 seguaci del Fondatore emisero la professione religiosa. La “Scuola Tipografica Piccolo Operaio” prese ufficialmente il nome della “Pia Società San Paolo”. Iniziò così un'altra tappa nell'attuazione della grande opera che il Divin Maestro Eucaristico ispirava al nostro Fondatore.

La luce dell'Ostia, ricevuta nella notte a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ha operato in Giacomo Alberione, facendo maturare «l’idea, prima molto confusa» (AD 21). Un momento importante in questo processo ebbe luogo nel 1910, quando don Alberione «fece un passo definitivo. Vide in una maggior luce: scrittori, tecnici, propagandisti, ma religiosi e religiose» (AD 24).  

Negli anni successivi, l'opera iniziò a prendere forme specifiche, raccolse molte persone e acquisì una propria struttura. Infine, nel 1921, la prima istituzione fondata da don Alberione prese la forma di una congregazione religiosa, grazie all’approvazione del Vescovo di Alba, monsignore Francesco Re, che il 5 ottobre 1921 benedisse il primo tronco della Casa San Paolo e la sua nuova sede.

Ricordando questo evento storico, però, non vogliamo soffermarci solo sui fatti, per celebrare con soddisfazione e con emozione il prossimo centenario nella Famiglia Paolina. Vogliamo capire piuttosto il suo significato per noi oggi. Per un’interpretazione corretta, dobbiamo tornare al pensiero “illuminato da Dio” del Fondatore, riportato al n. 24 di Abundantes divitiae gratiae suae: «Da una parte portare anime alla più alta perfezione, quella di chi pratica anche i consigli evangelici, ed al merito della vita apostolica. Dall’altra parte dare più unità, più stabilità, più continuità, più soprannaturalità all’apostolato. Formare una organizzazione, ma religiosa; dove le forze sono unite, dove la dedizione è totale, dove la dottrina sarà più pura. Società d’anime che amano Dio con tutta la mente, le forze, il cuore; si offrono a lavorare per la Chiesa, contente dello stipendio divino: “Riceve­rete il centuplo, possederete la vita eterna”. Egli esultava allora considerando, parte di queste anime, milizia della Chiesa terrena, e parte trionfanti nella Chiesa celeste».

Nel giorno del giubileo della nascita della vita consacrata della Famiglia Paolina, quasi ogni parola di questa testimonianza è un appello per noi ad assumere, con rinnovato fervore, gli impegni che in essa sono stati inscritti. Quindi è, prima di tutto, un invito a un esame di coscienza di come viviamo il carisma paolino:

  • La mia vita consacrata paolina mi porta a «più alta perfezione»?
  • Il mio apostolato è caratterizzato da «più unità, più stabilità, più continuità, più soprannaturalità»?
  • La comunità che sto costruendo con i miei fratelli e sorelle è un luogo «dove le forze sono unite, dove la dedizione è totale, dove la dottrina è più pura»?
  • Siamo una famiglia «d'anime che amano Dio con tutta la mente, le forze, il cuore» che «si offrono a lavorare per la Chiesa, contente dello stipendio divino»?

Il passaggio dall'idea di organizzazione di laici cattolici alla forma di vita consacrata e religiosa, viene chiamato da don Giacomo Alberione uno dei «momenti di maggior grazia che ne determinarono la vocazione e la missione particolare» (AD 7). È stata una delle grandi luci decisive nel processo di fondazione e sviluppo della Famiglia Paolina. Siamo stati illuminati da questa luce affinché possiamo illuminare altri. Ma ci stiamo impegnando abbastanza per mettere questa luce sul candelabro e non sotto un moggio o un letto, dove nessuno ne ha bisogno e dove la fiamma rischia di spegnersi?

* Don Bogusław Zeman è il direttore del Centro di Spiritualità Paolina